Jan
18
2009
1

Perché sono comunista

La vita, pensavo qualche sera fa, è proprio come una partita di poker.

Ci sono quelle partite che ti sorridono, dall’inizio, e tu vinci sempre. Fino alla fine. E poi ci sono invece quelle partite che cominciano in un modo e poi cambiano, verso l’altro modo. O quelle invece dove galleggi, mano dopo mano, e alla fine pareggi. E non c’entra molto quello che fai tu.

Certo, il modo in cui giochi, c’entra; puoi migliorare o peggiorare la tua condizione, ma non puoi vincere contro la sorte. Se le carte non escono, puoi al massimo portare a casa qualche soldo con un bluff, ma poi ritorni giù. E la vita, in se, va proprio così. C’è chi ha fortuna e chi no. Chi ha le carte e chi no. Chi parte con una certa disponibilità di fiches, e chi no. E hai voglia a combattere: puoi portare a casa un buon colpo, ma poi torni a scendere.

Quando ero piccolo, alla mia domanda di bambino che voleva sapere la differenza che c’era tra la destra e la sinistra, il mio papà -vecchio comunista del PCI – mi spiegò pazientemente, come amava dire lenin, che mentre la destra difendeva la libertà di una libera accumulazione personale della ricchezza, la sinistra si batteva perché questa fosse invece equamente redistribuita. Da ognuno secondo le sue capacità ad ognuno secondo le proprio necessità. Questo spiegò mio padre a quel bambino di 8 anni che ero io. E questo io mi ricordo ancora oggi: che la vità è una partita di poker ma, se non ti esce la partita giusta, non ci sarà la possibilità di rifarti alla prossima partita. E’ per questo che abbiamo il dovere di redistribuire le fiches.

Ed è per questo che sono comunista.

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