Aug
11
2011
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Miti Pretese

“Signorina giovane intelligente volenterosissima attiva conoscenza dattilografia miti pretese per primo impiego cercasi. Presentarsi in via Savoia 31, interno 5, lunedì ore 10-11”.

Questo trafiletto apparve nella pagina degli annunci economici de “Il Messaggero”, domenica 14 gennaio 1951. Lo stesso giornale, quarantotto ore dopo, pubblicava in prima pagina: ”Una terribile disgrazia è accaduta ieri mattina nell’interno di un villino di via Savoia, dove settantasette giovani donne sono rimaste ferite in modo più o meno grave ed una è deceduta per l’improvviso crollo dell’intera scala dello stabile.

Continua a leggere qui: Programm/Azione Mercoledì 10 Agosto « Teatro Valle Occupato.

Apr
15
2011
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Chi beneficia della morte di Vittorio?

Vittorio Arrigoni. Nato italiano e morto palestinese. A Gotham City c’è un nuovo commissario. Questo nuovo commissario – si chiama Mohammad al Stokaz, di chiare origini salafite – vuole proprio ripulire la città dai malfattori ma molto più di quello che c’era prima e molto più anche del commissario della caserma del quartiere vicino. Allora che fa? Trova Batman, lo arresta e poi chiede al commissariato di polizia di rilasciare tutti i poliziotti fedeli a Stokaz che erano stati arrestati per qualche motivo, ponendo un ultimatum: se non lo fate ammazzo Batman.
Poi, per dimostrare che comanda proprio lui, lo ammazza prima che scada l’ultimatum.

Non quadra, eh? Anche perché se muore Batman, chi ci guadagna sono i malfattori. E’ questo quello che è successo a Vittorio. Vittorio Arrigoni è stato assassinato dai sionisti. Chi ci guadagna è Israele.

Written by in: comunismo,palestina |
Mar
31
2011
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Il sangue agli occhi

C’era questa ragazza bellissima, scura, con quei capelli con migliaia di ricci neri stretti stretti come solo da quelle parti possono venire fuori. Teneva una bimba piccola piccola, riccia anche lei, stretta molto forte fra le braccia. Erano zuppi, distrutti dal freddo e dalla stanchezza ma sorrideva, lei.

Tutti gli altri erano maschi su quel barcone, e le hanno protette fino all’arrivo in Italia, a Lampedusa. E poi l’hanno aiutata a scendere da questo vecchio barcone blu, tutti davano una mano come se fossero una sola grande famiglia.

Ogni sbarco è un miracolo.

Queste persone sono degli eroi, io ammiro moltissimo il loro coraggio. Delle volte penso che sono degli incoscienti, ma hanno un coraggio veramente incredibile. Hanno attraversato deserti biblici, hanno affrontato pericoli inimmaginabili e visto morire compagni durante il loro viaggio. Hanno resistito a tutto e a tutti e alla fine ce l’hanno fatta sono arrivati li, a quella spiaggia dove hanno infine trovato un barcone che li aspettava. E poi hanno temporeggiato per giorni: prendo questo; no, questo non regge, magari parto domani; stasera mi sembra che c’è vento, meglio aspettare; non voglio stare qui un minuto di più, parto adesso.

E alla fine, lo hanno fatto. Si sono imbarcati.

Quello è il momento peggiore. Affrontare il mare. E fa paura il mare, di notte, in una specie di scialuppa scassata. Le onde. E la scialuppa che imbarca acqua e tu devi darti da fare per svuotarla e non pensi che potrebbe finire li. Che – in effetti  - potresti anche non farcela. Allora svuoti, canti, fai i filmati con il telefonino… le onde, il buio. Ore e ore di mare, vorresti scendere. Ma dove? C’è solo il mare. E niente altro. Sarà la direzione giusta? A bordo c’è sempre quello che ne sa più degli altri. Si ascoltano le storie di quelli che ce l’hanno fatta. Anche quelle più tragiche, di chi invece no. Ogni tanto si ride. E ogni tanto si sta tutti zitti perché il mare si riprende l’attenzione che merita. Ti scuotono le onde, al buio. E il freddo. Il freddo è terribile e i vestiti sono tutti bagnati. Pensi alla mamma, pensi che non hai ancora vent’anni. Pensi che quando arriverai finalmente…

Ci vogliono anche due giorni, a volte, per arrivare fin qui. A Lampedusa. Le 48/60 ore in cui Berlusconi ha promesso di liberare l’isola dai “clandestini”, sono le stesse ore che ci mette un barcone ad arrivare li. Sono ore interminabili. Sempre accovacciato, non c’è spazio per stare seduti. Nemmeno per qualche minuto. Ogni tanto provi ad allungare una gamba, a stiracchiarti. E fra le braccia la bambina, che trema insieme a te e non puoi fare niente. Tutto è bagnato ormai, il freddo è diventato insopportabile. Non si vede niente, di lontano è buio. Ti assale la disperazione, ora sei certo di morire. Abbiamo navigato nella direzione sbagliata, non arriveremo mai.

E all’improvviso un rumore. Non vedi niente ma poi guardando bene… una lucina. Una barca italiana che ci ha visto, ci ha visto. Siamo qui, e giù urli, grida, ti sbracci anche tu, accendiamo tutte le luci che abbiamo, ti viene da piangere, ci hanno trovati!

Ora sono tutti li, a migliaia. Girano per le strade di Lampedusa e aspettano. Chiedono sempre dove saranno portati. Sono terrorizzati dalla possibilità di essere rimandati a casa.  Perché, pare, hanno sentito, si dice che… in italia c’è qualcuno che parla di rimpatrio. Li chiamano clandestini, come se loro fossero i padroni di quel posto per il solo motivo che ci sono nati sopra.

E’ per questo che mi sale il sangue agli occhi.

Written by in: antirazzismo,comunismo |

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